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PRIMA SQUADRA PRIMAVERA ALLIEVE ESORDIENTI
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lunedì - martedì - mercoledì - giovedì (18-20)
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Partite: sabato (orario federale) Partite: domenica (orario federale) Partite: domenica (10,00) Partite: sabato (15,00) Mozzanica
PROGRAMMA ALLENAMENTI

 

La preparazione dei portieri è uno dei compiti più delicati all’interno di una squadra di calcio. Un preparatore spesso deve allenare due/tre portieri sapendo che c’è un titolare e gli altri che dovranno essere comunque sempre pronti all’occorrenza. Negli anni la tecnica di lavoro tra i pali ha subito delle importanti trasformazioni e un buon preparatore ha il compito di tenersi costantemente aggiornato e di sviluppare un rapporto con i suoi allievi che sia di massima fiducia, con una trasmissione reciproca di entusiasmo e voglia di lavorare. La società Atalanta Mozzanica ha confermato in questo importante ruolo Marco Sacco, già preparatore dei nostri portieri nella scorsa stagione. Vi presentiamo quindi colui a cui sono affidate le nostre Margherita Salvi e Diede Lemey.

Marco Sacco, prima di diventare un preparatore dei portieri sarai stato anche tu un portiere, in quali squadre hai giocato?

“Ho iniziato nel settore giovanile nell’AC Crema, con la quale dai pulcini sono arrivato fino in prima squadra, giocando nel campionato nazionale dilettanti, allora chiamato “Interregionale”. E’ stata la categoria più alta in cui ho giocato. Avrei avuto la possibilità di passare in C2, ma proprio quando si presentò l’occasione ebbi un infortunio serio alla spalla e da lì purtroppo ho iniziato la discesa nelle varie categorie dilettanti.  Fu la causa per cui dovetti smettere presto, a 30 anni quando giocavo in promozione. E subito dopo iniziai ad allenare.”

mistersaccoSei stato portiere nell’era delle grandi nazionali di Bearzot e Vicini. Chi era il tuo modello di riferimento?

“Zoff l’ho visto molto poco in realtà. All’epoca i più forti erano Zenga, Tacconi, Tancredi, Giovanni Galli e in seguito  Pagliuca, Peruzzi, Giuliani. Zenga lo ammiravo molto perché tra i pali volava letteralmente e in lui mi rivedevo molto.”

Com’è cambiato il lavoro dei preparatori in questi anni?

“Tanto.  Soprattutto dal punto di vista dell’allenamento specifico. Prima ti mettevano in porta e calciavano. Si usava molto lavorare con le palle mediche e fare balzi sui gradoni, tutti esercizi che spaccavano gambe e schiena. Ora c’è uno studio superiore, con la distribuzione dei carichi di lavoro nelle varie sedute.”

Una volta l’Italia era la scuola principe dei portieri oggi altre nazioni da questo punto di vista sono cresciute più di noi.

“E’vero solo in parte. Nel nostro campionato oggi ci sono tanti portieri stranieri, ma è vero anche che se diventano forti è proprio perché lavorano qui da noi. Guarda ad esempio Allison, quando è arrivato era un buon portiere, ma se n’è andato trasformato in un campione. Julio Cesar dell’Inter è arrivato che non era nessuno ed è diventato Julio Cesar e Handanovic ha avuto un percorso simile. E’ vero che sono cresciute molto anche le altre scuole, ma credo che quella italiana sia ancora la migliore, anche se ritengo si possa migliorare, soprattutto per quanto riguarda i settori giovanili. Le case si costruiscono dalle fondamenta e lo stesso ad un giocatore devi insegnare quando è piccolo, una volta cresciuto è troppo tardi per ripartire da zero. E purtroppo a livello giovanile vedo che vengono fatti ancora dei disastri.”

Hai quindi deciso di intraprendere la carriera di preparatore. Raccontaci un po’ il tuo percorso fino ad oggi.

“Quando ho smesso di giocare il Pergocrema (C2) mi diede la possibilità di diventare preparatore degli esordienti. L’anno successivo ho fatto esordienti, giovanissimi e allievi e quello dopo allievi e juniores. Ebbi allora la proposta di andare in promozione al Sergnano ad allenare i portieri della prima squadra, proposta che accettai, assieme all’allenatore Mimmo Tassiero e alla fine della stagione vincemmo il campionato. Il ragazzo che allenavo era molto giovane, ma fece molto bene e fu convocato nella rappresentativa lombarda. Da Sergnano andai quindi al Casalmaiocco dove ho conosciuto mister Michele Ardito, con il quale andai poi a Milano al Crescenzago, sempre in promozione. Poi tre anni all’Atletico San Giuliano, dove vincemmo il campionato Eccellenza, quindi Cavenago Fanfulla 2 anni e infine sono tornato a casa diciamo, alla Pergolettese, serie D, dove sono rimasto 2 anni.”

E infine arriva la chiamata dell’Atalanta Mozzanica, prima esperienza in assoluto nel femminile. Com’è stato cimentarti per la prima volta con delle allieve donne?

“Onestamente all’inizio è stato strano per me, ma solo perché abituato da sempre a lavorare con i ragazzi, anche solo dover cambiare i sostantivi al femminile non mi veniva automatico. E poi tra maschi è naturale usare un linguaggio anche colorito e con le ragazze invece non sapevo se dovevo controllarmi o cosa fare, poi conoscendole ho capito che anche loro si lasciano andare volentieri da questo punto di vista e così mi sono rassicurato e poi è andato tutto sempre meglio.”

Alla prima esperienza hai avuto subito il compito di allenare un portiere d’eccezione, Gaelle Thalmann, n. 1 della nazionale svizzera e al suo fianco una ragazza timida che anche quest’anno è con noi: Margherita Salvi.

“Appena arrivato non conoscevo le ragazze ed essendo nuovo del femminile non avevo un riferimento o dei confronti per capire quale fosse la reale forza delle mie ragazze e questo forse è stato meglio, poiché ho pensato solo a far bene la mia parte. Gaelle oltre che essere un ottimo portiere è una ragazza dal carattere forte e deciso il che l’aiuta molto. Margherita è una ragazza tanto buona, anche troppo. Educata, gentile, riservata e tutto questo nella vita privata va benissimo, ma per fare il portiere dovrebbe essere più cattiva, cosa che non mi stanco mai di dirle ad ogni allenamento. “

E’ stato difficile allenare due portieri con personalità così diverse?

“E’ più difficile per loro, che per me. Per Margherita avere vicino una come Gaga è stato da una parte importante perché solo guardandola ha imparato tanto, ma dall’altra ne ha sicuramente un po’ sofferto.  Se è vero che il portiere è forse il ruolo più difficile, senz’altro il secondo portiere lo è ancora di più. Gioca poco e quando entra deve far bene se vuole sperare di avere altre occasioni. Margherita ha avuto poche occasioni lo scorso anno ma sia a Verona che con la Roma si è comportata molto bene. Ha tutto per migliorare ancora tanto,  non è ancora il portiere che vorrei io, ma può e deve arrivarci.”

Quest anno oltre a Margherita c’è un’altra nazionale: la belga Diede Lemey.

“Ha degli ottimi fondamentali, ma la scuola belga ha un problema che non capisco: non lavorano sulla forza esplosiva. Tanto sullo spostamento laterale e poco sulla spinta per intenderci. “

Oltre ad essere il preparatore dei portieri sei anche il mister in seconda. Sei al tuo secondo anno qui e oggi hai davanti una squadra molto diversa rispetto a quella dello scorso campionato. Secondo te questa formazione può ancora dimostrare qualcosa d’importante?

“Deve assolutamente farlo. Rispetto allo scorso anno sono andate via tante giocatrici importanti e ne sono arrivate tante giovani dalla primavera e altre provenienti da categorie inferiori. Adattarsi subito ad un campionato di serie A non è facile, cambia metodo e intensità di allenamenti, la fisicità degli avversari. Ci vorrà un po’ di tempo, la strada non è semplice, dobbiamo lavorare tanto, ma possiamo riuscirci.”

FOTO DI SERGIO PIANA

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