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PROGRAMMA ALLENAMENTI SETTIMANALI

PRIMA SQUADRA PRIMAVERA ALLIEVE ESORDIENTI
Allenamenti:
lunedì - martedì - mercoledì - giovedì (18-20)
Allenamenti:
martedì - giovedì (18,30 - 20)
Allenamenti:
mercoledì - venerdì (17,30 - 19,30)
Allenamenti:
martedì - giovedì (17,30 - 19,00)
Campo comunale via Aldo Moro - Mozzanica Campo comunale via Aldo Moro - Mozzanica Campo comunale via Aldo Moro - Mozzanica  Campo Ripalta Guerina
Partite: sabato (orario federale) Partite: domenica (orario federale) Partite: domenica (10,00) Partite: sabato (15,00) Mozzanica
PROGRAMMA ALLENAMENTI

 

bartoliNome: ELISA BARTOLI

Soprannome: MASSIMO DECIMO MERIDIO

Ruolo: Gladiatore della fascia

Hobby: Trasformare il campo da calcio in un arena

ROMA CAPUT MUNDI, il più grande impero che la storia abbia mai conosciuto. La città eterna, la culla della civiltà per secoli. Sul fascino imperiale di Roma il cinema si è sbizzarrito sin dagli albori. Non ne fu da meno il grande regista Ridley Scott che nel 2000 portò nelle sale cinematografiche “Il Gladiatore”, vincitore di ben 5 oscar. Interprete principale l’attore neozelandese Russell Crowe, nelle vesti di Massimo Decimo Meridio, generale dell’esercito Romano, condottiero leale all’imperatore Marco Aurelio e implacabile lottatore sul campo di battaglia, come poi lo diventerà nell’arena, una volta fatto schiavo. La frase “Al mio segnale scatenate l’inferno”, divenuta famosissima, è un po’ l’emblema di questo grande personaggio. Non è forse un caso che Roma dia i natali ad una delle nuove protagoniste del Mozzanica, grande lottatrice sul campo di gioco. Ogni volta che prende palla e sale in fascia, davvero si scatena un inferno. Per tutti noi Massimo Decimo Meridio, o meglio Il Gladiatore, si chiama Elisa Bartoli.

Benarrivata Elisa, tanto per cominciare come si sta qui al Nord?

Eh insomma... abituata a Roma e a tre anni di Sardegna, dove il clima è un po' più caldo, ti dirò che faccio un po' fatica a digerire il freddo umido di queste zone, ma è l'unico aspetto negativo che fino ad ora ho trovato qui. Per il resto va tutto bene, ho trovato un bel gruppo ed una società seria, dove c'è grande disponibilità nei nostri confronti. I dirigenti sono sempre presenti e vicini alla squadra ed è una sensazione molto bella, che purtroppo non accade spesso nella realtà del nostro calcio. La gara di Brescia ci ha fatto capire che possiamo davvero ambire a qualcosa d'importante.

In estate sei stata molto corteggiata. Perché hai scelto Mozzanica?

Sono stata in effetti cercata da diversi club. Anche Firenze era una scelta a me gradita poiché avrebbe voluto dire trovarmi a un'ora e mezza di treno da casa e poi mi stuzzicava la prima realtà italiana di società maschile legata al femminile. Ma alla fine ho scelto Mozzanica per tanti motivi. Innanzitutto perché già mi avevano dimostrato l'anno prima di volermi fortemente qui; Sandy Iannella e Daniela Stracchi, che mi hanno preceduto la scorsa estate, mi hanno parlato molto bene della società. Inoltre Mozzanica rappresentava una vera sfida, poiché è una realtà che sta crescendo, ma che non ha ancora vinto nulla e pertanto poter portare uno scudetto a Mozzanica vuol dire realizzare qualcosa d'importante. Non ultimo motivo, volevo provare ad essere allenata da Nazzarena Grilli che conoscevo solo di fama e dalle belle parole spese su di lei da Dani e Sandy.

Come è nato l’amore per il pallone?BARTOLI 1

Ho iniziato nel cortile di mia nonna. Mio cugino giocava a calcio ed io ero sempre in mezzo ai ragazzi. All'inizio mi tenevano sempre in porta, poi a poco a poco mi hanno permesso di giocare anche fuori. Mio cugino faceva parte di una squadra che si allenava a Tor di Quinto, vicino a casa nostra in pratica. Io lo seguivo spesso ed un giorno avevano bisogno di un giocatore in più per fare la partitella e lui ha proposto all'allenatore di farmi provare; avevo quasi nove anni all'epoca. Mi hanno messo subito in difesa e da quel giorno ho fatto parte della squadra. Sono rimasta lì fino a che ho potuto giocare con i maschi e ancora oggi ritengo che questa scelta sia stata molto importante. Allenarsi con i maschietti ti dà tanto, dal punto di vista fisico ed agonistico non c'è davvero paragone. Dopo sei anni sono passata alla Roma femminile.

Come è avvenuto il passaggio dal maschile al femminile?

Già l'anno prima di lasciare il maschile mi aveva cercato la Lazio femminile, ma non accettai proprio perché era mia intenzione restare con i maschi il più possibile. Era stato Giampiero Serafini a volermi, che all'ora era il mister in seconda della Lazio. Quando l'anno successivo passò alla Roma venne ancora a bussare alla mia porta e lì non ci ho pensato molto, anche perché sia io che mio padre siamo tifosissimi della Roma e giocare con quei colori era per me era un sogno. Con le lupe siamo passati in tre anni dalla Serie B alla A, passando per l'A2 e al primo anno nella massima serie arrivammo quinte, facendo un gran campionato. Era una squadra dove c'erano giocatrici giovani come me, Barreca, Casaroli, ma anche gente con un gran bel curriculum come Ilaria Pasqui, Angel Parejo o Gioia Masia. Gioia era il capitano, sotto la sua ala sono cresciuta ed è diventata il mio idolo. Purtroppo poi una società deve decidere se fare il gran passo e come farlo. Il presidente Andrea Serafino ci ha provato sicuramente, era una persona che credeva molto nella squadra, portò alla Roma Filippozzi e Tuttino, ma l'anno dopo si ammalò gravemente e fu costretto a lasciare la presidenza della squadra. Chi lo sostituì BARTOLI 4non fu in grado di rispettare gli accordi economici e la stagione successiva la società era ancora in A, ma quasi tutte le giocatrici cambiarono casacca. Anch'io lasciai la Roma e Roma e andai alla Torres. Con rammarico non riesco a capire come una città come Roma non abbia una società di calcio femminile ad alti livelli. Il calcio femminile che conta è tutto al nord, al sud esistono exploit di questa o quella squadra che durano una o due stagioni al massimo. La stessa Torres, che oggi non esiste più dopo anni di scudetti e coppe è un aspetto che fa tanto riflettere.

Purtroppo però anche al nord ci sono realtà come la Foroni che hanno fatto purtroppo lo stesso triste percorso della Torres o altre ancora.

Il calcio femminile purtroppo non è seguito ancora abbastanza qui in Italia e questo non permette a chi investe di avere tornaconti. Possiamo crescere, bisogno le federazioni devono investire molto di più. All'estero l'hanno fatto, coinvolgendo le squadre maschili, perché qui non si può? La Fiorentina ha fatto il primo passo, io spero davvero che altre seguano l'esempio, anche perché per una maschile professionista investire in un settore femminile richiede in proporzione davvero poco. Pensa solo all'indotto che può venire da un pubblico di una società di serie A maschile: ti vedono giocare con la stessa maglia, si incuriosiscono e vengono a vederti e poi pian piano si appassionano. Qui a Mozzanica è iniziata una collaborazione con l'Atalanta e speriamo che questa possa proseguire per il meglio.

Tralasciando ciò che di negativo è accaduto, cosa ha rappresentato per te la Torres?

Beh, ci sono cresciuta, lì ho vinto il mio primo scudetto e due supercoppe. Arrivai alla Torres che avevo 21 anni e ho potuto giocare con atlete di altissimo livello che avevano una grande storia alle spalle, fatta di tanti successi e tanti trofei. E' stata un'esperienza molto importante per me, nonostante i tanti problemi economici. Dal punto di vista sportivo invece ho provato tante soddisfazioni.

Quale allenatore ti è rimasto più impresso in tutti questi anni?

Io credo che ogni allenatore ti dia qualcosa. Giampiero Serafini è stato il mio primo mister nel femminile, mi ha fatto crescere, mi ha insegnato cos'è il calcio femminile. Mi faceva giocare in prima squadra a quindici anni e per cinque è stato il mio allenatore. Devo sicuramente ringraziarlo per questo. L'ultimo anno di Roma come allenatrice c'è stata Selena Mazzantini che era stata anche mia compagna di squadra. Con lei purtroppo abbiamo vissuto un anno difficile, ma lei è stata bravissima nel saper gestire la squadra con tranquillità. Siamo rimasti in ottimi rapporti e ogni tanto ci si sente ancora. A Torres ho avuto Manuela Tesse, una veramente tosta che riusciva ad ottenere da tutte le sue giocatrici il massimo. A lei sono legati i ricordi dello scudetto e delle supercoppe vinte.BARTOLI 5

C’è stato un momento preciso nella tua carriera, nel quale hai capito che potevi raggiungere alti livelli?

Credo la vittoria dell'Europeo con l'under 19. Un successo importante, purtroppo però per un certo senso amaro, perché avevo giocato tutte le partite, ma non la finale. La gioia fu tanta lo stesso, ma quell'episodio mi fece scattare qualcosa in testa: se non ero riuscita a giocare la finale, dovevo assolutamente impegnarmi al massimo per riuscirci alla prossima occasione che si sarebbe ripresentata. La delusione del momento mi servì in pratica a spronarmi ancora di più.

Nella nazionale maggiore sei in pratica diventata insostituibile con l’arrivo di Antonio Cabrini.

Antonio Cabrini arrivò in nazionale quando io stavo facendo la mia prima stagione alla Torres e devo ringraziarlo perché mi ha dato una grande occasione e ha creduto in me. Io ritengo che in nazionale nulla sia sicuro. Gioca chi è più in forma e meritevole e pertanto bisogna essere sempre al top quando arriva la convocazione. Non è certo facile essere sempre a mille, ma è necessario cercare di dare sempre il massimo per meritarsi la chiamata.

Tu sei grande tifosa della Roma. Meglio Falcao o Nainggolan?

Falcao ma senza il minimo dubbio. Il calcio di una volta era più bello, i veri n. 10 ormai non esistono più. Lo stesso Totti è una razza in via d'estinzione. Da piccola ero fissata con Roberto Carlos, vuoi perché gioco nel suo stesso ruolo e poi ovviamente Aldair che a Roma ha lasciato un gran bel ricordo, come Cafù, Candela, Samuel. In realtà diciamo che il calcio femminile in Italia è andato indietro rispetto al resto d'Europa in questi anni, ma il maschile non è che fa tanta differenza… basti vedere la nazionale maschile di oggi rispetto a quella degli anni passati.

Tu hai già dei progetti per quando smetterai di giocare?

No al momento non ci penso davvero, l'unica cosa di cui sono sicura è che un domani vorrei riavvicinarmi a casa, oppure un posto di mare...

Senza fretta però... il gladiatore sa lottare anche nella nebbia...

Foto di Maria Gatti

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