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NEWS SERIE A

PROGRAMMA ALLENAMENTI SETTIMANALI

PRIMA SQUADRA PRIMAVERA ALLIEVE ESORDIENTI
Allenamenti:
lunedì - martedì - mercoledì - giovedì (18-20)
Allenamenti:
martedì - giovedì (18,30 - 20)
Allenamenti:
mercoledì - venerdì (17,30 - 19,30)
Allenamenti:
martedì - giovedì (17,30 - 19,00)
Campo comunale via Aldo Moro - Mozzanica Campo comunale via Aldo Moro - Mozzanica Campo comunale via Aldo Moro - Mozzanica  Campo Ripalta Guerina
Partite: sabato (orario federale) Partite: domenica (orario federale) Partite: domenica (10,00) Partite: sabato (15,00) Mozzanica
PROGRAMMA ALLENAMENTI

schiavi-vivianaCremona. Città del Violino e del Torrone. Una piccola realtà, se paragonata ovviamente ai grandi centri come Milano o anche la nostra Bergamo. Ma un posto che ha qualcosa di magico. Vuoi perché è davvero la città “a misura d’uomo”, vuoi perché la sua storia non è seconda a nessuno, vuoi perché passeggi per Piazza Stradivari e ti ritrovi a bere un caffè sotto lo sguardo severo della statua del grande maestro liutaio. E se poi al tuo stesso tavolo c’è il simbolo del calcio femminile cremonese la cosa è ancora più incantevole. Un pomeriggio come tanti altri inizia una piacevole chiacchierata con Viviana Schiavi, il Muro di Cremona. 55 presenze in nazionale, nuovo acquisto del Mozzanica.

Viviana, per prima cosa raccontaci come, qualche anno, fa una bambina di Cavatigozzi decise di iniziare a giocare a calcio?

Ho iniziato da piccolissima, credo a sei anni. Mio fratello giocava già nel campo che sta sotto casa. Abito in un palazzo dove da una parte c’è il campo di calcetto dell’oratorio e dall’altra due campi da calcio. In pratica sono nata e cresciuta a contatto diretto col pallone. I miei amici erano quasi tutti maschi e così da piccoli si finiva sempre per andare a dar due calci. Mia mamma non doveva neanche venirmi a cercare, le bastava affacciarsi al balcone e chiamarmi quando dovevo rientrare. I miei sono sempre stati fantastici sotto questo punto di vista. Mi hanno sempre sostenuto. Anche quando a sedici anni da Cremona andai a giocare alla Fiammamonza dovettero fare molti sacrifici. Il primo anno mi accompagnava Stefania Panzini, anche lei in forza alle brianzole. Si partiva alle 5 e si tornava a mezzanotte passata. Gli anni successivi erano i miei genitori ad accompagnarmi, facendo un mare di chilometri e stando in ballo tutte quelle ore, fino a quando non ho avuto la patente. Insomma devo solo ringraziarli. Finita la scuola mi sono trasferita là. Avevo solo 18 anni e anche quello per un genitore non è certo una cosa così semplice, eppure non mi ostacolarono mai.

VivianaSchiavi3Grandi sacrifici, ma anche grandi soddisfazioni. Quali sono state le tue prime squadre?

Ho iniziato con i bambini della Cavasport, la squadra della località dove sono nata e vivo. Un’esperienza importantissima che aiuta molto una ragazza a diventare calciatrice. Giocare con i maschietti ti forgia. Quante volte ho subito “trattamenti speciali” perché non volevano essere dribblati da una femmina. E’ una preparazione fondamentale. Lì ho avuto la fortuna di partire dall’inizio, cioè dalla scuola calcio. E’ una tappa fondamentale da dove cominciare per chi vuole arrivare poi ad un certo livello. A quattordici anni passai alla mia prima squadra femminile, il Cremona. Lì giocai due anni come ala o centrocampista avanzato e segnavo anche tanto. Feci parte della selezione regionale e di una preselezione di zona per la nazionale under 17. Fu in quelle occasioni che conobbi alcune ragazze della Fiammamonza e fu lì che venni contattata dai dirigenti monzesi. Fu un bel passo, dalla D alla serie B (l’anno precedente la Fiamma era retrocessa dalla serie A).

A Monza arriva la trasformazione in difensore che ha in pratica dato una svolta alla tua carriera.

Il primo anno alla Fiamma l’allenatore era Gianni Radelli, un personaggio fantastico. Durante una gara si infortuna il nostro centrale difensivo. Lui mi prende e mi dice “Viviana vai dietro tu!” e io che in quel momento rispondo: “Come? Io dietro non ci vado!”. E lui fece “Con i piedi che hai sei l’unica che mi può giocare dietro come davanti, muoviti!”. Da quel giorno non mi ha più spostato dalla difesa. E a distanza di anni lo devo ringraziare, quella fu la mia fortuna.

Monza significa anche ricordi bellissimi per te.

Bellissimi è dire poco. Al di là dei risultati li ho avuto momenti felici con le mie compagne. Dopo anni siamo rimaste in contatto e siamo tuttora grandi amiche. Ogni volta che ci ritroviamo saltano sempre alla mente le gioie in campo e le avventure fuori. Ovviamente il ricordo più bello è quello scudetto, frutto di un’annata strepitosa. Il grande merito di quella vittoria va a Nazzarena Grilli, uno dei migliori allenatori in assoluto per me. Arrivò dopo che l’allenatrice precedente rassegnò le dimissioni (eravamo un gruppo “vivace” diciamo), lei arrivò e ci ribaltò letteralmente. In un anno e mezzo ci trasformò in calciatrici vere e ci portò a vincere lo scudetto e la supercoppa. Il suo più grande merito fu compattare il gruppo e darci la consapevolezza di quello che potevamo fare. Non eravamo la squadra più forte, ma eravamo il gruppo più unito e fu quella la nostra forza.

Nove anni a Monza e poi…

E poi ci fu il passaggio al Bardolino Verona. Il primo anno vincemmo tutto, eravamo le squadra più forte senza dubbio. Fu un esperienza importante per me perché mi fu data in pratica la possibilità di fare la “professionista”. Monza per capirci arrivammo dove siamo arrivate perché c’era un gruppo fantastico. Bardolino invece eravamo devastanti, giocavamo a memoria, atleticamente e tatticamente eravamo preparatissime. La società ci teneva a darti il massimo per metterti nelle condizioni di fare la calciatrice. Purtroppo l’anno successivo vennero a galla altri problemi, nacquero tensioni che logorarono la squadra e non ci permisero di esprimerci in campo come sapevamo. E i risultati si videro anche in quel caso, ma in negativo. Al termine della seconda stagione a Bardolino ero intenzionata a smettere, non tanto per le delusioni calcistiche, ma più per motivi personali. Mi cercò allora sia il Mozzanica che Cesari, presidente del Brescia, al quale in un primo momento confermai la mia intenzione di dire basta. Poi però al Brescia arrivò Nazzarena Grilli. Lei mi chiamò e mi convinse a continuare e a provare l’altra sponda del lago di Viviana SchiaviGarda. Arrivai in una squadra che l’anno prima si era salvata a fatica. Ma la società aveva ambizioni chiare e con me e il mister arrivarono anche Brunozzi, Boni, Paliotti, Sabatino e D’Adda. Terzo posto il primo anno, quarto la stagione dopo, ma trionfammo in Coppa Italia. Una grande soddisfazione oggi è vedere ragazze che allora erano agli inizi come Alborghetti e Cernoia che in quegli anni sono cresciute tantissimo e questo grazie sicuramente al mister, ma un po’ di merito è anche di noi “anziane” che ce le siamo cullate. Rispetto a Bardolino, Brescia era più una famiglia. Poi nel corso degli anni la società cresce, cambiano gli obbiettivi e di conseguenza anche lì dal punto di vista umano qualcosa è mutato.

A Brescia hai avuto due grandi allenatrici. Quali sono le differenze tra Nazzarena Grilli e Milena Bertolini?

Sono due grandissimi tecnici. La differenza che salta più all’occhio è senza dubbio il carattere. Nazzi è sanguigna, tanto è calma e misurata fuori dal campo, tanto si trasforma durante la gara. In panchina è una furia, quando va in trance agonistica non filtra più nulla e qualsiasi cosa deve dirti te lo dice come lo pensa senza freni. Milena invece riesce sempre a stemperare la tensione emotiva, anche durante la gara se deve richiamarti non lo fa mai in maniera viscerale. Lei non riesce proprio ad andare sopra le righe. Da come gesticola si vede che soffre in panchina, ma ha un autocontrollo che le invidio.

Chi sono le giocatrici più forti con cui hai giocato?

La giocatrice più completa senza dubbio è Patrizia Panico. Lei ha la mentalità della professionista, è calciatrice a tutti gli effetti. Come forza e qualità tattiche Melania Gabbiadini. Lei ha una potenza enorme. Quello che l’ha “frenata” un po’ è stato il carattere, Meli è troppo buona, anche se ultimamente credo sia cresciuta molto anche sotto quell’aspetto. Ma la giocatrice che vorrei sempre in squadra con me è Daniela Stracchi. Ci ho giocato per tanti anni, lei è un autentico motorino. E’ quella giocatrice che ti sa far girare la squadra.

Con la maglia azzurra hai avuto una storia lunga e ricca di soddisfazioni. nk eniola-aluko viviana-schiavi

Il primo contatto con l’azzurro fu nel ’97. Fui convocata per una selezione dell’Under 17 che raggruppava giocatrici provenienti da alcune regioni del nord. Fui scelta tra le altre e partecipammo ad un torneo in Danimarca, con la nazionale di Sergio Vatta. Passai quasi subito all’Under 18, prima con Vatta, poi con Recagni e quindi con Carolina Morace che mi portò in nazionale maggiore dopo pochissimo. L’esordio avvenne il primo maggio 2001 a Monza contro il Belgio, nel mio stadio, davanti a tantissimi tifosi e amici della Fiamma venuti per me. Non lo dimenticherò mai, avevo le gambe che mi tremavano. Da lì ho partecipato all’Europeo, anche se da riserva. In quei giorni avevo gli esami di maturità e puoi immaginare quanto ho potuto studiare. Dal ritiro tornai a casa due giorni prima degli scritti, tornai in ritiro e poi ritornai a casa due giorni prima degli orali. Gli Europei del 2005 e del 2009 invece li ho giocati da titolare ed in mezzo tantissime partite indimenticabili. Lo scorso anno purtroppo sono stata fermata prima dalla pubalgia e poi appena rientrata mi sono rotta un piede. Lo stop mi è costato la nazionale. Ora Cabrini sta costruendo un progetto nel quale c’è in atto un cambio generazionale e quindi difficile che io ne possa fare ancora parte, ma certo se quella chiamata arrivasse, non mi dispiacerebbe di certo.

Durante l’estate ad ogni modo non ti sei fermata, anzi sei andata alla scoperta dell’America.

Si, ho partecipato con altre ragazze alla Women Premier Soccer League con il Seattle. L’America è fantastica. Là lo sport è tutto per chi vuol essere atleta. Il calcio femminile è molto affermato. Tecnicamente sono cresciute molto, tatticamente forse lasciano un po’ a desiderare, ma fisicamente sono devastanti. Inoltre là se una giocatrice dà il massimo può ottenere una borsa di studio per frequentare un college. In termini economici ti sto parlando di qualcosa come 70.000 euro… puoi ben capire quanto sia importante per una ragazzina riuscire ad affermarsi con lo sport. Le calciatrici entrano in campo e danno tutto. L’organizzazione è eccezionale, ma nelle cose che contano. Non è che se manca l’acqua calda nelle docce si fermano. Lì ho visto ragazze arrivare ognuna per i fatti suoi al campo, con il proprio zainetto, entrare sul terreno di gioco e trasformarsi in furie. Poi finita riprendono il loro zainetto e se ne vanno, senza quasi neanche salutarsi. Ma in campo danno tutto… e i risultati si vedono. Sono le prime al mondo. Là è molto sviluppato il senso della scuola calcio. Le giocatrici affermate spesso si creano scuole calcio per i bambini e vedessi quanti sono i piccoli che partecipano, molto di più le bambine a dir la verità.

viviana schiavi 2Scoperta l’America sei tornata in patria e ti ha accolto il Mozzanica.

Appena arrivata al Mozzanica ho trovato una realtà della quale mi sono innamorata subito. Gli obbiettivi forse sono diversi, ma relativamente. L’obbiettivo principale è dare il massimo e cercare di raggiungere la posizione migliore. La cosa che mi ha colpito di più è la grande passione che accomuna i nostri dirigenti. Ad ogni allenamento il Presidente, il DS Lingiardi, tutti sono sempre presenti. E’ una cosa che mi ha davvero colpito. Loro mettono una passione enorme e noi abbiamo il dovere di ripagarli. La squadra c’è, ci sono elementi di alto livello. Manca solo la mentalità di essere più sicura in te stessa, da parte di alcune di noi. Non dobbiamo aver paura di giocare alla pari con squadre più forti, perché possiamo farlo. Non è una cosa automatica ovviamente e ci stiamo lavorando, ma sono convinta che ci arriveremo. Anche a Brescia e a Monza questo è stato uno scoglio che abbiamo dovuto superare. Le mie compagne sono forti, non hanno niente in meno delle altre. A Monza abbiamo vinto uno scudetto così. Uno dei miei principali obbiettivi sarà aiutare chi mi è intorno a crescere.

Un gran bel proposito, questo mi fa pensare che tu ti veda allenatrice un domani o sbaglio?

No, ci sto pensando ed è una cosa che vorrei fare. Caratterialmente non so come farò perché a volte ho i cinque minuti in cui esplodo come Nazzi…

Beh se la prospettiva è questa allora, anche se noi speriamo ovviamente il più tardi possibile, stiamo assistendo alla nascita di una grande allenatrice. Se riuscirai a fare anche solo la metà di quello che ha fatto lei avrai già ottenuto un gran bel risultato. Ti facciamo tanti auguri che tu ci riesca, ma se permetti intanto continua ad alzare il MURO!

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