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lunedì - martedì - mercoledì - giovedì (18-20)
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martedì - giovedì (17,30 - 19,00)
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Partite: sabato (orario federale) Partite: domenica (orario federale) Partite: domenica (10,00) Partite: sabato (15,00) Mozzanica
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dossi-jenny“Beato te contadino, beato te che sei più ricco di un re…” Con queste parole iniziava un allegro motivo, mentre scorrevano i titoli di coda del film “Il ragazzo di campagna”, una pellicola che ha rappresentato il punto più alto della carriera cinematografica di Renato Pozzetto. In quel film il giovane Artemio vuol scappare dalla dura vita contadina per cercare fortuna in città. Ma ben presto il ragazzo capirà che la vita all’aria aperta della campagna non è poi così dura se raffrontata alla caotica e nervosa metropoli. Da diverso tempo stiamo assistendo in Italia al ritorno della passione per la vita rurale. Molti giovani e intere famiglie cercano un’opportunità nel settore primario dell’economia, dopo anni di fughe dalla campagna per le industrie e il terziario. Come ho avuto modo di scoprire in questa intervista anche una protagonista della squadra biancoceleste sta vivendo questa esperienza. Sto parlando di Jenny Dossi, che di spirito contadino ne ha ben da vendere. Basti vedere la montagna di chilometri che macina in campo, sempre a fronte bassa e senza mai mollare un centimetro, che le sono valsi il soprannome “El tractor” come Zanetti, o “Cuore di Drago”, come il suo idolo Paolo Maldini.

Quando inizia la tua storia con il pallone?

Ho iniziato a giocare da piccolissima, con mio fratello e i miei cugini nel cortile dove abitavamo. Mio fratello ha due anni di più e mi ha da subito portato con lui nella squadra del mio paese, la Farese, dove ho giocato per diversi anni. L’ultimo anno con i maschi l’ho fatto ad Arzago, prima di entrare nella mia prima società di calcio femminile, la Bergamasca, che in pratica era la seconda squadra dell’Atalanta Femminile. Poco tempo dopo la società Mozzanica decise di creare il settore giovanile e lo fece rilevando in pratica le ragazze della Bergamasca. Ha iniziato così nel 2006 la mia storia in biancoceleste, attraverso le giovanissime, la primavera e infine la prima squadra, della quale faccio parte da tre anni. Già nel primo anno di primavera però qualche volta venivo chiamata in prima squadra. Il mio esordio con le grandi è stato in Coppa Italia, con allenatore Mondini, quando il Mozzanica giocava ancora in serie B. Un esordio condito da un mio goal nel 14-0 finale, pertanto una doppia soddisfazione personale.

A proposito di goal, mi è stato riferito che tu hai iniziato come attaccante, è vero?JENNY 1

In realtà ho fatto tutti i ruoli, tranne il centrocampista centrale. Una volta ho fatto anche il portiere. Ricordo che in una partita ho cambiato sei volte il ruolo, ma per me non era un problema, dove serviva giocavo. Ad ogni modo ero impiegata di più come giocatrice offensiva, esterna alta o attaccante e ho segnato anche parecchi goal. Sinceramente non ricordo il momento preciso dal quale sono diventata difensore, probabilmente c’era bisogno di me in quel ruolo e lì sono restata. E’ un ruolo nel quale mi trovo comunque bene, perché mi permette di spingere sulla fascia e partecipare alla fase offensiva. Di goal quest anno ne ho fatti solo due e per di più molto fortuiti, ma va bene così, l’importante è che la palla entri.

Sei contenta del campionato fatto dal Mozzanica quest anno?

Si, in generale ci siamo fatte valere contro tutte. Dispiace di non essere riuscite a far punti in gare come quella con Tavagnacco e Brescia all’andata, dove avremmo meritato. Speriamo di avere la possibilità di rifarci in Coppa Italia con il Verona e con la Torres nell’ultima trasferta di questo campionato. Per ora non riusciamo a tenere il passo delle grandi. Non saprei dire cosa ci manca, l’adrenalina no di sicuro, anzi forse ne mettiamo pure troppa. Forse è solo una questione di personalità. Con queste squadre siamo spesso partite a mille e poi, subito un goal siamo crollate e questo è sinonimo di troppa tensione nelle sfide importanti. Ci manca di sicuro l’esperienza, anche nelle piccole cose come fare un fallo tattico quando serve o avere più malizia.

Quali sono stati i momenti più belli e quelli più brutti per Jenny calciatrice?

I momenti più belli in assoluto che ricordo sono le prime convocazioni in prima squadra, dove lì capivo che il mio impegno veniva riconosciuto e premiato. Poi ogni volta che riesco a segnare è un momento particolare, nel quale dico a me stessa di aver fatto qualcosa d’importante per la squadra. I momenti più brutti per una calciatrice sono senz’altro gli infortuni, che ti costringono a guardare da fuori le compagne giocare. Fortunatamente non ne ho avuti di gravi, solo qualche anno fa un problema alla caviglia e quest anno al ginocchio. Piccole cose, ma che seppur poco, mi hanno obbligato a star fuori e non è mai un momento piacevole.

Jenny 3Una delle più grosse soddisfazioni del Mozzanica 2013-’14 rimarrà l’eliminazione del Brescia, al secondo turno di Coppa Italia. Una gara nella quale Jenny Dossi ha imbavagliato giocatrici del calibro di Cernoia e Bonansea.

E’ stata una grande emozione per tutte battere il Brescia ed eliminarlo dalla Coppa Italia. Quel pomeriggio eravamo caricatissime. Durante la settimana tutti mi dicevano “giocherai sulla Bonansea, dovrai curare la Bonansea, attenta alla Bonansea eccetera” e appena sono arrivata al campo la prima giocatrice che mi si è parata davanti era proprio lei. Insomma ero tesa come una corda di violino, ma iniziato a giocare mi sono accorta che sulla mia fascia non c’era lei, ma Cernoia. Non che lei sia inferiore, ma è come se di colpo mi fossi tranquillizzata e anche quando poi Bertolini ha invertito le fasce e finalmente avevo di fronte Bonansea, il nervosismo mi era ormai passato e sono riuscita a giocare con serenità.

Chi sono stati i tuoi modelli di riferimento?

Sono milanista e il mio idolo è Paolo Maldini. Il giorno del suo addio ricordo di aver pianto. Lui era soprattutto una grande persona oltre che un grandissimo campione. Come ad esempio anche Javier Zanetti, giocatori che non fanno mai parlare di se fuori dal campo, ma che lasciano sempre il segno nel cuore dei tifosi. A differenza di un Balotelli il quale fa sempre parlare per quello che combina fuori dal campo, più per quello che fa dentro. Per quanto riguarda il femminile invece, da quando ho iniziato a giocare ho sempre ammirato Melania Gabbiadini. Anche lei una grandissima giocatrice, ma un esempio anche di grande persona. Non saprei dirti quanti falli le ho fatto ogni volta che me la sono trovata di fronte, ma non ho mai visto una reazione da parte sua. Una stretta di mano e via si va avanti a giocare. Poi è fortissima, con il pallone tra i piedi ti mette sempre in difficoltà.

Quali sono i tuoi obbiettivi personali?

Migliorare innanzitutto. Cercare di far sempre meglio, imparando da tutti, soprattutto dalle mie compagne che mi hanno sempre aiutato tanto, sia in campo che fuori. In particolare devo ringraziare Angela, il nostro capitano, alla quale sono molto legata e dalla quale ho sempre avuto una grossa mano, sia come consigli, sia grazie alla sua bravura nel trasmettere la sua grinta e sicurezza. E’ sempre stata in grado di spronarmi anche nei momenti negativi.

Che cosa fa Jenny Dossi tolte le scarpe da calcio?JENNY 2

Tre anni fa mi sono diplomata in ragioneria con indirizzo informatico. Dopo il diploma ho iniziato a lavorare con i miei genitori, i quali gestiscono un azienda agricola e un agriturismo a Trigolo. In passato avevano un’azienda di illuminazione, tende da sole e zanzariere, ma mio padre aveva nel cuore la campagna, avendo fatto da giovane il contadino e così i miei hanno deciso per una scelta coraggiosa, per la quale li ammiro. Appena ho qualche momento per me, mi stendo sul letto morta a guardare la tele o ascoltare della musica, soprattutto il mio cantautore preferito: Luciano Ligabue, che presto andrò a vedere in concerto.

Finita questa intervista non mi resta che salutare una Jenny tanto sorridente, da lanciare ventate di ottimismo a chi le sta intorno. E’ questo forse il segreto di una ragazza che dimostra di saper apprezzare la vita, sia cavalcando un trattore, sia “arando” la fascia destra del campo di gioco. E’ proprio vero: “beato te contadino, chi è più ricco di te?”

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